Lavoro di comunità

In corso

2018 - 2019

Nuova Motivazione Comunitaria

In corso una fase di studio progettuale che riveda, armonizzi e rilanci quanto finora facilitato e costruito da quasi quindici anni a Poleo di Schio (Vi). L'associazione San Giorgio Onlus potrà, in ipotesi, essere ancora strumento del cambiamento, puntando sulla "motivazione comunitaria" che va riscoperta?

Obiettivi: in corso processo di contatti e incontri per verificare i presupposti di un lavoro di comunità

Ambiti: a. nella nuova dimensione di comunità allargata valorizzazione di quartiere e di nuova ampliata unità pastorale; b. nel nuovo contesto riguardante il Terzo settore e la relativa riforma, ridiscussione e revisione della associazione San Giorgio Onlus (scopi e funzioni, statuto, libro soci, organigramma, attività, formazione e comunicazione, editoria, relazioni e fonti di finanziamento).

Ruolo: componente della nuova UP allargata, temporaneo coordinatore attività ambito caritas di quartiere, componente cda San Giorgio Onlus, coordinatore centri di ascolto collegati e guida relazionale. 

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2018 - 2020

Associazione-laboratorio di counselling

In corso una fase di studio, per una progettazione ancora allo stato embrionale, mirata a creare una rete di professionisti che condividano l'aiuto alla persona come visione, che puntino a co-progettare una serie di eventi esperienziali con scopo riportare la "persona al centro" attraverso i laboratori, e che sperimentino nuove modalità nella relazione d'aiuto.

Obiettivi: costituire un gruppo di professionisti-volontari (prima tappa).

Ruolo: counsellor professionista dedicato al volontariato - titolare del progetto di studio.

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Lavoro di comunità

Realizzato

2004 – 2011

Per una comunità più autentica

Attività di mediazione comunitaria nella frazione scledense di Poleo (Vi) sia verso gruppi parrocchiali sia verso gruppi del quartiere in ottica creazione di un importante “punto d’incontro per tutta la comunità” locale, partendo da un profondo e graduale lavoro di interazione a livello parrocchiale. Incarico personale ricevuto dal parroco (visione di fondo: “lavorare per realizzare una comunità più autentica”) e poi dalla parrocchia con condivisione e successiva costruzione progettuale all’interno degli organismi preposti (CPAE e CPP di Poleo). Coinvolgimento di gruppi e associazioni, singole persone, fondazioni bancarie, imprese, comune di Schio e enti sovracomunali.
Coinvolgimento importante della popolazione con il processo dei “cerchi”, che ha favorito un graduale, ma importante e poderoso allargamento della base dei volontari.

Obiettivi: valorizzando e riportando ad essere fruibili opere parrocchiali abbandonate o a rischio dismissione, cercare di costruire validi poli di aggregazione recuperando il vecchio teatro, parti della scuola materna, spazi aperti e la vecchia casa del giovane.
Da qui una maggiore motivazione comunitaria e una ritrovata aggregazione corresponsabile intorno alle strutture storiche che sono le attuali SalaPoleo (sala polivalente inaugurata nel 2009) e Casa del Giovane con bar autonomo parrocchiale che si poggia su una gestione commerciale positiva (struttura inaugurata nel 2011).

Ruolo personale ricoperto: componente del CPAE e coordinatore alcuni piani operativi tra questi il fundraising con la popolazione e la rete di relazioni con privati investitori, con banche, con fondazioni e funzioni apicali di enti vari, tra questi il Comune di Schio (sindaco, assessori e dirigenti), ma anche e soprattutto animatore sociale.


2008 - 2015

Oltre i confini, oltre il cambiamento, oltre ...

Attività di mediazione in ambito parrocchiale e verso referral del quartiere, tra i quali molti anziani, ai fini di preparare gli anni avvenire in termini di “volontariato sociale” (risorsa importantissima e necessaria sia come esperienza di crescita delle persone e di una società sia come sostegno affatto indispensabile di quanto viene costruito come attività – processo soprariportato); “impresa sociale” (modalità fondamentale per dare equilibrio e sostenibilità in prospettiva e come visione diversa da ogni altra esistente ed imperante legata essenzialmente alla gestione economica, puntando al profitto come strumento e non come finalità ultima.
Recupero di una associazione onlus locale in fase di dismissione (Gruppo Sociale Missionario San Giorgio Poleo Onlus abbreviato San Giorgio Onlus), ma molto importante per gli scopi perseguiti dal 2003. Coinvolgimento Regione Veneto, Comune di Schio, Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Vicenza, collegamento con altre realtà simili e costruzione rete su territorio.
Valorizzazione dei principi del Volontariato e dei principi statutari. Regolarizzazione dell’associazione e rinnovo delle cariche.

Obiettivi: sviluppo del volontariato valorizzando le risorse normative e personali della associazione. Costruire ponti di dialogo verso varie (molte) anime locali. Valorizzare il ruolo autonomo in tutti i sensi dell’associazione. Sviluppare reti di relazioni.

Ruolo personale ricoperto: componente del cda inizialmente poi vice-presidente e poi presidente nel triennio 2013-2015. Favorito ricambio e provocato continua discussione interna che andasse oltre la consuetudine degli schemi associativi tradizionali. Al momento componente del cda con ruolo di animazione interna.


2010 - 2012

Progetto "PoleoInsieme"

La forte esigenza di mettere punti fermi a fronte di un caleidoscopio di idee, eventi, anche esterni alla comunità, ed iniziative non senpre coordinate, ha portato alla stesura condivisa e partecipata di un progetto dal nome inequivocabile. Come dire: insieme, uniti, è più facile guardare nella stessa direzione e riuscire nei nostri obiettivi condivisi.

Passaggi chiave: ascolto e condivisione verso tutte le realtà presenti in paese - attraverso interviste guidate su punti comuni - costituzione di un documento unitario - consegna del documento a tutti gli attori - pubblicazione su blog poleoinsieme.net

Obiettivi: maggior comunione tra comunità di quartiere e comunità parrocchiale, superando le fratture esistenti 

Ruolo personale ricoperto: animatore sociale e guida relazionale - blogger

2014 – 2016

Sette interventi consulenza e accompagnamento.
I primi cinque riguardano esperienze assai diverse e sono di consulenza breve.


Il primo caso riguarda un gruppo di volontari che hanno realizzato un lavoro nella relazione d’aiuto. E’ un percorso di ricerca identitaria da parte di un gruppo operativo facente stretto riferimento alla Caritas diocesana. Attività datata in zona vicina a Schio, con il centro di ascolto Caritas, ma con desiderio di promuovere più l’ascolto che l’intervento materiale di aiuto (consegna viveri, gestione economica) che viene già svolto da molte altre realtà locali.
La sovrapposizione vuole essere evitata, mentre pare essere necessario dare maggior attenzione a alle persone per il tema del primo ascolto.
In atto, oggi, una volta fatta la scelta maturata negli anni, un cambio di passo che prevede un approccio di rete. Per esempio la collaborazione con altri centri di ascolto.

Il secondo caso riguarda una nota cooperativa sociale dell'Alto Vicentino che opera nell'ambito della disabilità.
Il breve accompagnamento ha riguardato la figura apicale della cooperativa nella fase in cui si trovava ad essere sola nella gestione dell’impresa e nel “sentirsi isolata” in quanto i componenti del cda non erano in grado di offrire la collaborazione necessaria.
Il lavoro ha cercato di fornire muovi modi di vedere per cercar di trovare la necessaria corresponsabilità non solo operativa, ma anche decisionale. Si tratta di permettere l’adeguato supporto di risorse umane ma anche il necessario ricambio nelle cariche, quella più importante in testa. Quindi il coinvolgimento passa attraverso una adeguata ispirazione e relazione.

Il terzo caso riguarda una parrocchia di Schio nella fase in cui doveva ristrutturare l’oratorio e inserire un locale bar, proprio come avvenuto a Poleo di Schio.
Il dubbio del parroco e dei volontari che lo affiancavano era se aveva senso dare spazio ad una attività impegnativa sotto tutti i punti di vista che avrebbe comportato anche preoccupazioni economiche in futuro. Inoltre se aveva senso dare fisionomia “commerciale” visto che la parrocchia non ha scopo di lucro.
Il lavoro è stato quello di puntare sulla fiducia nelle persone visto che il sogno era ben condiviso e ben diffuso. Inoltre si trattava di delegare ancor più in termini responsabilità e incarichi in modo da non centralizzare funzioni inutilmente, solo per la mania del controllo. L’esperienza di Poleo è stata unica per Poleo. Non era il caso di copiarla, ma di apprendere aspetti positivi e negativi della stessa.

Il quarto caso è stato brevissimo. Una nota associazione nazionale che si occupa di terza età si è trovata in difficoltà, con chiara confusione di fondo, quando il comune di riferimento, pur sostenendo moralmente l’attività associativa nel territorio di competenza, non ha dato la disponibilità per l’acquisto di un’attrezzatura importante.
Dopo alcuni confronti, questo è stato il lavoro, in cui ha partecipato anche la figura apicale del comune, è stato chiaro come l’associazione si poteva muovere verso fondazioni bancarie e verso iniziative innovative di fundraising.
Anche qui è scaturita la necessità che via sia corresponsabilità in ambito associativo. In pratica l’attività di volontariato viene svolta sostanzialmente per volontà di una persona e non è retribuita. E ciò non significa che tale attività sottovalutabile, tanto più se la stessa viene svolta volontariamente.
Non fosse così non è volontariato, ma qualcosa di non molto diverso.

Il quinto caso riguarda ancora una parrocchia di Schio nella fase in cui doveva effettuare un importante investimento autorizzato dalla Diocesi.
Il dubbio del parroco, che se ne era abbastanza lavato le mani fino a quel momento, era se i volontari impegnatissimi e molto determinati stavano facendo la strada giusta.
Era palpabile una “falsa delega” ai volontari e un senso di sfiducia da parte del parroco.
Il lavoro è stato quello di puntare anche qui sulla fiducia nelle persone visto che il progetto era condiviso e ben diffuso, anche per testimonianza diretta. Inoltre si trattava di dare autenticità al delegare con una ricerca continuativa di verifica come è giusto che sia tra delegante e delegato.
Nel rispetto sia dei ruoli, sia e soprattutto delle persone.

Il sesto caso è durato quasi un anno.
E’ stato un lavoro importante fatto di tanti colloqui individuali. E’ riconducibile ad una cooperativa sociale dell'Alto Vicentino, operativa nel mondo degli anziani. La figura apicale da poco in carica per necessità si trovava in stato di isolamento e per niente favorita da alcuni componenti del cda. Anzi la sensazione era quella che molti remassero contro. Inoltre alcuni responsabili di servizio erano in fase di stress o di depressione rispetto alle incombenze. Notevole il malcontento interno.
Negli ascolti si è potuto rilevare la distanza tra amministrazione e operatori, alcune disorganizzazioni che portavano alla inevitabile sacca di inefficienza, la mancanza di una comunicazione interna efficace e autentica e il clima collettivo tutt'altro che gradevole.
Il lavoro è stato quello di capire le ragioni di demotivazione e cercare di facilitare nei responsabili di servizio una visione meno negativa della situazione aziendale, cercando di divenire essi stessi agenti di cambiamento. Nel contempo si è cercato di offrire alla dirigenza una visione d’insieme circa i rapporti tra soddisfazione interna e qualità del servizio prestato.

Il settimo caso è durato qualche anno.
Ci si riferisce ad un gruppo di volontari che da sempre hanno lavorato assieme nell’ambito della relazione d’aiuto. In tale ambito è stata data grande rilevanza alla distribuzione di aiuti materiali ed economici. Si è nel tempo evidenziata la crisi identitaria tra chi puntava e si fermava alla semplice distribuzione di aiuto (risposta al bisogno urgente e stop) e chi puntava e punta ad un processo educativo (vorrei soprattutto aiutarti ad aiutarti) tramite l’attività dell’ascolto profondo o del primo ascolto, a seconda della situazioni.
Il riferimento era multiplo, essendoci sguardi associativi distinti e riferimenti parrocchiali nel contempo, e questo non facilitava.
Il riferimento parrocchia, pur importante, non era nelle corde di tutte le volontarie.
Il lavoro è stato pazientissimo e a chiamata da parte dei volontari che credono nell’ascolto autentico. Sono stati offerti momenti di confronto e di condivisione. E’ stato realizzato un incontro formativo con modalità esperienziali di gruppo e questo ha portato nuovo interesse i molte persone, compreso il precedente parroco (partecipante attivo). Sono stati offerti diversi momenti e percorsi di formazione con soddisfazione dei volontari.
Oggi è più chiara chiara l’identità del gruppo dell’ascolto, l’appartenenza alla parrocchia di riferimento e la stretta collaborazione con altri centri di ascolto, in particolare con il centro di ascolto che opera nel territorio con il quale è in corso una vera e propria fusione.


2015 – 2017

Animazione e facilitazione sono stati i cardini riguardanti il lavoro realizzato in poco più di due anni nell’ambito del Punto d’Incontro San Giorgio, gruppo sorto, dalla San Giorgio Onlus, grazie ad una intensa attività formativa nel 2012 con lo scopo di mettersi a disposizione gratuitamente per “ascoltare le persone nel disagio”, come illustrato in altra sezione del sito (Associazioni).
Dopo tre anni di attività intensa sia come formazione interna dei volontari sia come servizio di presidio in favore della cittadinanza, periodo contrassegnato da momenti favorevoli, ma anche da momenti difficili, pur non mancando mai l’approccio motivazionale e la messa in discussione della comune visione dei relativi valori, è maturato chiaramente il bisogno di una verifica profonda.
Ciò anche per un fisiologico turnover tra alcuni volontari. Quindi per favorire l’ingresso di nuove esperienze e per rinverdire la motivazione degli attuali componenti, si deciso di focalizzarsi – mantenendo il servizio di accoglienza e ascolto nel frattempo raddoppiato come punti di ascolto – dapprima su una profonda e non frettolosa verifica di quanto fatto e delle motivazioni iniziali; poi sugli attuali bisogni emergenti dal territorio e sulla possibilità di risposta; infine sulla redazione di un documento finale che stigmatizzasse la partenza di un secondo ciclo dell’esperienza.

Obiettivi: valorizzando le abilità e le sensibilità di ognuno, cercare di riprogrammare efficacemente l’attività di volontariato sociale al fine di offrire alla collettività attraverso gli operatori coinvolti (circa venti) un miglior servizio in termini di una più ampia conoscenza dello stesso, di maggiori motivazioni e competenze degli operatori dell’ascolto, di utili occasioni di crescita offerte ai cittadini sia come singoli sia come gruppi e associazioni, di prospettive di miglioramento anche grazie a percorsi specifici per piccoli e grandi gruppi.
Da qui la nascita di “DimmiTiAscolto”, intitolazione che vuole raccogliere in un percorso di rete iniziative che promuovano l’ascolto autentico come modalità di base per la crescita della comunità.
Tale progettazione è “in continua lavorazione”. Si caratterizza per il perdurante apporto di informazioni che sopraggiungono e di esperienze sempre nuove.

Ruolo personale ricoperto: componente co-fondatore del Punto d’Incontro San Giorgio, animatore della visione di fondo (fare dell’ascolto autentico un modo di essere, uno stile di vita per se stessi e una proposta rivoluzionaria per gli altri, persone e gruppi) e facilitatore dei vari passaggi sinora vissuti con ricorso anche alle abilità maturate di counsellor professionista, specializzato altresì nella gestione di gruppi come guida relazionale.